Auto elettriche: l’Europa accelera, l’Italia resta indietro

Auto elettrica in ricarica - juice su unsplash

Negli ultimi anni il dibattito sulle auto elettriche è diventato centrale in tutta Europa, ma basta osservare cosa succede nei diversi Paesi per rendersi conto di quanto i percorsi non siano tutti uguali. L’Italia, ad esempio, continua a sostenere l’elettrico attraverso una serie di agevolazioni fiscali e normative, spesso considerate indispensabili per stimolare un mercato che fatica a decollare. Altrove, invece, la situazione è già molto diversa: gli incentivi stanno gradualmente scomparendo perché la mobilità a batteria è ormai diventata parte integrante del parco circolante, non più un settore di nicchia da sostenere artificialmente.

Nei Paesi dove l’elettrico ha raggiunto una quota significativa, lo sforzo delle istituzioni è passato dalla fase del supporto economico a quella della normalizzazione fiscale. Prendiamo il Regno Unito: dopo anni di sostegno diretto, il governo ha stabilito che le vetture a batteria (BEV) dovranno cominciare a pagare la Vehicle Excise Duty, come qualunque altra auto. E mentre si discute addirittura di una tassa basata sui chilometri percorsi, le vendite continuano a crescere, con una quota già superiore al 21% delle nuove immatricolazioni nel primo semestre del 2025. Insomma, la domanda non dipende più dagli incentivi.

In Svezia il percorso è stato simile. Il Paese ha raggiunto una delle penetrazioni più elevate in Europa: oltre il 35% delle nuove vendite è ormai elettrico, e la percentuale supera il 62% considerando anche le plug-in. Non stupisce, quindi, che Stoccolma abbia deciso di cancellare completamente gli incentivi, dichiarando che non sono più necessari: chi sceglie l’elettrico lo fa perché conviene, non perché è agevolato.

Perfino la Norvegia, che per anni è stata il modello mondiale di riferimento con politiche estremamente generose, sta rivedendo la propria strategia e valutando come gestire la fase successiva, quella in cui l’elettrico non è un “progetto pilota”, ma il nuovo standard.

La Germania ha seguito un percorso altrettanto deciso: il programma di incentivi diretti è stato chiuso già nel 2023, e nonostante questo la quota di elettriche pure ha continuato a crescere, arrivando oltre il 18% delle nuove immatricolazioni, con un parco di 1,6 milioni di vetture. Il Paese mantiene solo alcune misure strutturali, come l’esenzione dal bollo per diversi anni, segno che la transizione procede anche senza un sostegno economico massiccio.

Il quadro italiano è molto diverso. Il numero totale di auto elettriche in circolazione è di circa 340.000 unità, una cifra minima se rapportata a un parco veicoli che supera i 40 milioni. La penetrazione resta intorno all’1%, e questo spiega perché gli incentivi non solo sono ancora presenti, ma in molti casi sono percepiti come l’unico motore del mercato. L’elettrico, da noi, rimane una scelta percepita come “speciale”, spesso associata a bonus e trattamenti privilegiati, più che una soluzione davvero diffusa e integrata.

Osservando quanto accade in Europa, emerge chiaramente come l’Italia si trovi ancora nella fase iniziale della transizione: mentre altrove si discute di come tassare le auto elettriche, nel nostro Paese si discute ancora di come incentivare le vendite. La normalizzazione, quella vera, arriverà solo quando l’elettrico smetterà di essere un’eccezione e diventerà parte naturale della mobilità quotidiana.

Fonte: dmove.it
Foto principale: juice su unsplash

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