Il passaggio da una cultura dell’usa e getta a un’economia circolare non è più solo una mera speranza, ma una realtà normativa. Grazie alle nuove direttive dell’Unione Europea, il diritto alla riparazione diventa concreto attraverso l’introduzione dell’indice di riparabilità. Questa etichetta promette di smantellare l’obsolescenza programmata, offrendo ai consumatori gli strumenti per scegliere prodotti che durino nel tempo.
La rivoluzione del diritto alla riparazione: cosa cambia?
L’Europa ha varato un pacchetto di norme (Ecodesign e Right to Repair) per contrastare l’accumulo di rifiuti elettronici (RAEE). I produttori non potranno più costringere l’utente all’acquisto di un nuovo dispositivo per un guasto banale. I pilastri della normativa includono:
- obbligo di riparazione, le aziende devono riparare i prodotti a un prezzo ragionevole anche fuori garanzia e se la riparazione avviene durante il periodo di garanzia legale quest’ultima si estende di 1 anno;
- ricambi garantiti, i pezzi di ricambio devono essere disponibili per un periodo compreso tra 7 e 10 anni dall’uscita dal mercato del prodotto;
- design sostenibile, basta componenti incollati o viti inaccessibili, i prodotti devono essere facilmente smontabili con strumenti comuni;
- stop ai blocchi software, viene vietato il “part pairing”, la pratica che impedisce l’uso di ricambi non originali tramite software.
Cos’è l’indice di riparabilità e come si legge
L’indice di riparabilità è un punteggio che indica quanto sia semplice ed economico aggiustare un dispositivo. Si basa su 5 criteri oggettivi:
- facilità di smontaggio (tipologia di attrezzi necessari);
- disponibilità dei ricambi (tempi di consegna);
- costo dei ricambi rispetto al prezzo del prodotto nuovo;
- accesso alla documentazione tecnica;
- aggiornamenti software e assistenza specifica.
Su quali prodotti è obbligatorio?
L’obbligo è già attivo dal 2021 per grandi elettrodomestici come lavatrici, frigoriferi e TV. A partire dal 20 giugno 2025 l’obbligo si è esteso a smartphone e tablet e per questi dispositivi l’etichetta deve adottare una scala di valutazione da A (massima riparabilità) a E (minima riparabilità) e impone ai produttori di garantire per 7 anni la disponibilità di componenti chiave come batterie, schermi, fotocamere e porte di ricarica. Dal 2026, il provvedimento si estenderà anche a computer portatili e console da gioco.
Il Modello Francia: Il Pioniere dell’Economia Circolare
L’Unione Europea ha tratto ispirazione dalla Francia, che già dal 2021 ha introdotto l’obbligo dell’indice nazionale. Il sistema francese, con il suo punteggio da 0 a 10 e colori dal rosso al verde, ha dimostrato che la trasparenza influenza le vendite. Molti produttori hanno infatti modificato il design dei propri prodotti per scalare la classifica, dimostrando che un’etichetta può cambiare le logiche di mercato.
La sfida futura? Evolvere verso un indice di durabilità che includa anche parametri di robustezza e affidabilità dei materiali.
Fonte: economiacircolare.com
Foto principale: Tima Miroshnichenko su pexels




