L’Italia dell’economia circolare: primato nel riciclo ma troppa dipendenza dall’estero

Cartella stampa - Conferenza Nazionale Rapporto sull'Economia Circolare

Non sono soltanto le tensioni geopolitiche internazionali, la crisi delle rotte marittime globali o le barriere tariffarie a rallentare la transizione ecologica. Oggi, una delle minacce più concrete alla crescita verde è rappresentata dal crescente protezionismo sulle materie prime, con un numero sempre maggiore di Stati che impongono severe restrizioni alle esportazioni dei materiali critici.

A scattare questa fotografia è l’8° Rapporto del Circular Economy Network, presentato a Roma durante la Conferenza nazionale sull’economia circolare (promossa in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed Enea). Il documento mette in luce un paradosso tutto italiano: siamo campioni europei nel riciclo, ma restiamo fortemente vulnerabili sul fronte degli approvvigionamenti.

Il primato italiano nel riciclo: un’eccellenza da difendere

L’Italia si conferma leader indiscusso in Europa per quanto riguarda gli indicatori ambientali e la capacità di rigenerazione. Il tasso di utilizzo circolare della materia nel nostro Paese ha raggiunto il 21,6%, surclassando nettamente la media dell’Unione Europea, che si ferma al 12,2%.

I dati sul recupero complessivo sono ancora più sorprendenti:

  • l’85,6% dei rifiuti gestiti (urbani e speciali) viene avviato a riciclo (pari a 137 milioni di tonnellate su 160 totali); un risultato che doppia la media Ue (41,2%) e stacca colossi come Spagna (54,7%), Francia (52,3%) e Germania (44,4%);
  • il riciclo degli imballaggi è salito al 76,7%, superando in anticipo i target comunitari.

Questi numeri dimostrano che più di un quinto dei materiali impiegati dal nostro sistema produttivo non viene estratto ex novo né importato, ma recuperato e reimmesso nel ciclo economico. Un risparmio strategico fondamentale in termini di emissioni di CO₂, riduzione dei costi industriali e mitigazione della dipendenza geopolitica.

Il nodo delle importazioni e i rischi del protezionismo globale

Nonostante l’eccellenza nella gestione dei rifiuti, l’industria italiana sconta una forte esposizione verso i mercati esteri per le materie prime vergini. La spesa nazionale per l’importazione di materiali ha sfiorato la cifra record di 600 miliardi di euro, registrando un incremento del 23,3%. Quasi la metà dei materiali trasformati in Italia (il 46,6%) arriva da oltreconfine: si tratta del dato di dipendenza più alto tra le grandi economie del continente.

Nel frattempo, a livello globale aumenta il protezionismo sui materiali critici e strategici come litio, nichel e terre rare. Secondo i dati Ocse, le restrizioni all’export di materie prime sono aumentate di cinque volte, mettendo a rischio gli obiettivi europei che puntano a raggiungere il 24% di circolarità entro il 2030.

Come sottolineato da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, la circolarità non è più solo una scelta ecologica, ma un pilastro essenziale della politica industriale contemporanea, indispensabile per ridurre la vulnerabilità economica del Paese.

Valorizzare le “miniere urbane”: la sfida del futuro

Per superare la carenza di materie prime, la strada tracciata dagli esperti è quella dello sfruttamento delle “miniere urbane”. Con questo termine si intende il recupero avanzato di risorse preziose dai rifiuti e dagli scarti civili e industriali. Enea, ad esempio, evidenzia le enormi potenzialità del recupero di fosforo dai fanghi di depurazione o di magnesio dalle acque di scarto degli impianti di desalinizzazione.

Allo stesso modo, la corretta demolizione selettiva, il riciclo dei rottami metallici, dei veicoli fuori uso e dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) rappresentano la vera alternativa all’approvvigionamento estero.

Investimenti e PNRR: serve un’accelerazione

Se il comparto tecnologico e industriale del riciclo è pronto, a preoccupare è il rallentamento degli investimenti. Tra il 2019 e il 2023, la spesa privata nel settore circolare è scesa da 13,1 a 10,2 miliardi di euro. Anche la messa a terra dei fondi del PNRR destinati agli impianti di riciclo procede a rilento, con una percentuale di utilizzo delle risorse ancora ridotta rispetto alle scadenze prefissate. Parallelamente, l’occupazione nei settori della circolarità ha subito una contrazione del 7% rispetto al 2019, pur mantenendo oltre 508.000 addetti a livello nazionale.

Per mantenere il primato europeo e proteggere il sistema produttivo dalle fluttuazioni dei mercati internazionali, è fondamentale sostenere con convinzione le aziende della filiera del riciclo e della gestione avanzata dei rifiuti, trasformando lo scarto in risorsa strategica a chilometro zero.

Fonte: e-gazette.it
Foto principale: Cartella stampa – Conferenza Nazionale Rapporto sull’Economia Circolare

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