Crisi automotive, “Made in Europe” e riconversione industriale: la sfida della componentistica e dell’Economia Circolare in Italia

Componenti officina meccanica - tami su pexels

L’industria dell’automotive europea sta attraversando una delle fasi più complesse e trasformative della sua storia recente. La transizione verso la mobilità elettrica, unitamente alle tensioni geopolitiche e alla crescente concorrenza dei mercati asiatici, sta ridisegnando gli equilibri di un comparto fondamentale per l’economia dell’Unione Europea e dell’Italia.

Per rispondere a questa situazione di incertezza, i paesi membri e le istituzioni europee stanno valutando contromisure strategiche a tutela della filiera industriale del continente, mentre le imprese del settore affrontano sfide quotidiane legate alla liquidità e alla riconversione produttiva.

La proposta franco-tedesca: la clausola “Made in Europe”

Recentemente, Francia e Germania hanno presentato una posizione comune volta a mitigare l’impatto della crisi dell’automotive, proponendo da un lato un rallentamento dei vincoli sulle emissioni e dall’altro l’introduzione di regole di salvaguardia per la produzione locale.

Nello specifico, la bozza emersa propone di legare l’accesso ad appalti e finanziamenti pubblici a una quota minima del 70% di componenti europei all’interno dei veicoli (batterie escluse, per le quali si prevede una quota minima del 10%). Questa clausola, definita “Made in Europe”, punta a contrastare l’ingresso aggressivo dei marchi esteri nel mercato unico, tutelando la rete di subfornitura del continente.

Parallelamente, Bruxelles ha annunciato nuovi meccanismi per limitare l’accesso al mercato unico e gestire gli squilibri commerciali, in risposta all’espansione dei costruttori cinesi, che in Europa hanno raggiunto circa il 10% delle immatricolazioni complessive, il 16% del segmento elettrico e oltre il 26% nelle ibride plug-in.

L’impatto sui fornitori italiani: scorte piene e tensione di cassa

Se la clausola del 70% potrebbe in prospettiva favorire la componentistica italiana — storicamente integrata nelle catene di montaggio europee — il quadro attuale presenta significative criticità finanziarie per i fornitori del nostro Paese.

La Germania rappresenta il primo cliente della componentistica Made in Italy, che esporta oltre l’80% della sua produzione in Europa (principalmente verso Germania, Francia e Spagna). La contrazione della domanda e della produzione dei grandi costruttori tedeschi si ripercuote direttamente sui fornitori italiani, generando un accumulo imprevisto nei magazzini e un allungamento dei tempi di incasso.

Secondo le rilevazioni di Allianz Trade, compagnia di assicurazione del credito del gruppo Allianz:

  • i giorni medi di magazzino per le imprese italiane della componentistica sono passati da 63 a 78 nel giro di un triennio;
  • i tempi medi di incasso sono aumentati da 85 a 89 giorni;
  • il ciclo di conversione della cassa (il tempo che intercorre tra l’acquisto delle materie prime e l’incasso effettivo dalle vendite) è salito da 41 a 50 giorni.

Questa pressione sulla liquidità riduce i margini di manovra delle aziende proprio nel momento in cui sono richiesti ingenti investimenti per adeguare processi e impianti alle nuove tecnologie.

Dalla meccanica al software: la ridistribuzione del valore aggiunto

Il passaggio dai motori endotermici ai propulsori elettrici comporta una profonda riallocazione del valore all’interno del veicolo:

  • nei veicoli tradizionali, il motore a combustione e il telaio rappresentavano fino al 45% del valore totale;
  • nei veicoli elettrici, oltre il 50-60% del valore si sposta sul pacco batterie e sul software di bordo.

Per le imprese italiane specializzate nella lavorazione della meccanica tradizionale, la sfida non è solo di mercato, ma di trasformazione industriale. Chi produce componenti meccanici tradizionali necessita di capitali per riconvertire la produzione verso la gestione termica, l’elettronica di potenza e i materiali leggeri.

Per sostenere questo percorso, la filiera può fare affidamento su strumenti agevolativi come gli Accordi per l’innovazione Automotive e i mini contratti di sviluppo del Fondo Automotive, ideati per finanziare la ricerca industriale e gli investimenti produttivi. Tuttavia, la solidità economico-finanziaria dell’impresa rimane un fattore determinante per accedere con successo alle graduatorie di finanziamento.

L’Economia Circolare e la valorizzazione dei componenti a fine vita

In un contesto in cui il valore dei materiali e dei componenti critici (come terre rare, litio, cobalto e leghe metalliche avanzate) cresce costantemente, la gestione efficiente del fine vita dei veicoli e la filiera del riciclo diventano leve strategiche fondamentali.

Il recupero sistematico dei componenti, il trattamento sicuro dei veicoli fuori uso e la reimmissione delle materie prime secondarie all’interno del ciclo produttivo permettono di ridurre la dipendenza dalle forniture estere di vergine chimico o minerario. Pomili Demolizioni Speciali si inserisce in questa catena di valore sostenibile, promuovendo il recupero delle risorse, il rispetto delle normative ambientali di settore e la corretta gestione dei rifiuti complessi derivanti dal settore dei trasporti.

Riscritto con l’ausilio di AI, fonte riciclanews.it
Foto principale: tami su pexels

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