COP30 di Belém: tra promesse, sfide e speranze per il futuro del clima globale

COP30 Brasil Amazonia su Flickr

La COP30 di Belém, iniziata lunedì 10 novembre, riunisce i rappresentanti di quasi tutti i Paesi del mondo per discutere le politiche necessarie per affrontare il riscaldamento globale. La Conferenza si svolge nella città brasiliana di Belém, nel cuore dell’Amazzonia, una scelta dal forte valore simbolico, poiché la foresta pluviale è una delle aree più colpite dalla deforestazione e rappresenta al tempo stesso una risorsa cruciale per l’equilibrio climatico del pianeta. L’evento arriva inoltre 10 anni dopo l’Accordo di Parigi, considerato il più importante trattato internazionale sul clima.

Nel corso delle 2 settimane di lavori, i negoziati si concentreranno su come monitorare i progressi nell’ambito dell’adattamento climatico e su come promuovere una transizione globale equa e giusta. Tra i temi principali figurano anche la definizione di nuovi obiettivi climatici nazionali e l’aumento dei finanziamenti internazionali per il clima, che dovrebbero raggiungere 1.300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035, provenienti da fonti pubbliche e private.

L’Accordo di Parigi prevede che ogni Paese presenti, ogni 5 anni, piani climatici sempre più ambiziosi in base al cosiddetto meccanismo di “ratchet-up”, che mira a incrementare progressivamente l’impegno globale nella riduzione delle emissioni di gas serra. I governi devono specificare le riduzioni che intendono realizzare, e ogni nuovo piano dovrebbe essere più ambizioso del precedente, in modo da mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C entro la fine del secolo.

Il 2025 rappresenta una scadenza cruciale, poiché entro tale data i Paesi dovranno presentare un nuovo ciclo di Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC). Se le proposte non risultassero sufficientemente ambiziose, la COP30 dovrà definire un processo collettivo post-vertice per affrontare i deficit globali rimanenti, assicurando che il meccanismo di aumento progressivo rimanga effettivo.

Grande attenzione sarà dedicata al tema dell’adattamento. Ogni Stato è chiamato a predisporre Piani Nazionali di Adattamento (PAN), ma l’attuazione di tali strategie è ancora molto limitata. Molti Paesi, infatti, incontrano difficoltà a mobilitare i fondi necessari per tradurre in azioni concrete le priorità individuate nei propri piani. La COP30 punta dunque a passare dalla pianificazione all’attuazione, trasformando le promesse in misure operative.

Un elemento centrale dell’agenda è l’Obiettivo Globale sull’Adattamento (GGA), volto a creare un quadro comune di indicatori e linee guida che consenta di misurare in modo più preciso la resilienza, la capacità di adattamento e la riduzione della vulnerabilità dei Paesi. Questo obiettivo mira a fornire alle nazioni una base più solida per pianificare e rendicontare i propri progressi.

Sul fronte europeo, dopo rinvii e difficoltà negoziali, l’Unione Europea è riuscita a definire nuovi impegni climatici: la riduzione delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e un obiettivo politico del 90% entro il 2040. Tuttavia, queste promesse sono accompagnate da numerose clausole che ne riducono la forza vincolante e prevedono revisioni biennali degli obiettivi. Inoltre, una parte della riduzione – circa il 5% – sarà ottenuta attraverso i crediti di carbonio, un meccanismo che consente di compensare le emissioni acquistando riduzioni effettuate in altri Paesi, e che viene spesso criticata perché rischia di indebolire gli sforzi di riduzione diretta delle emissioni a livello nazionale.

Fonte: rinnovabili.it
Foto principale: COP30 Brasil Amazonia su Flickr

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